Michele Cipriano · 2026 · Logo, branding e sito
iamfitandsweet.com
Le ricette non sono fatte per essere lette, ma per essere usate. Di solito tieni il telefono appoggiato sul bancone della cucina e ti serve capire tutto al volo: grammi, minuti di cottura, ore di riposo in frigo. Michele pubblicava le sue ricette su Instagram, ma dopo una settimana sparivano nel feed e faticava a ritrovarle persino lui.
Ho disegnato l'identità visiva e costruito il sito che oggi le ospita: 47 schede complete di porzioni, tempi, utensili e un comodissimo tasto stampa. Ora le carica in totale autonomia, e da quando il sito è online non ho più dovuto toccare mezza riga di codice.
- 47 ricette pubblicate
- Online da marzo 2026
- Le carica lui, senza bisogno di chiamarmi

Il punto di partenza
Instagram è spietato: un contenuto vive giusto il tempo di uno scroll. Se qualcuno voleva rifare un dolce di Michele a distanza di due settimane, doveva scorrere tutto il profilo a ritroso sperando di incappare nella foto giusta.
La sua seconda esigenza era avere uno spazio veramente suo. Un profilo social è come una casa in affitto: le regole le scrive qualcun altro e cambiano senza preavviso. Il dominio, invece, è intestato a lui. Le ricette restano lì finché lo decide lui, al sicuro.
L'identità
Il nome c'era già, lo stesso che usa sui social: iamfitandsweet. Mancava però una forma definita, un logo capace di farsi riconoscere in mezzo centimetro in cima allo schermo.
Ho scelto di disegnarlo tutto minuscolo e senza spazi, come un'unica parola, ma evidenziando le due anime del progetto con il colore: fit in verde, sweet in arancione. Sono i due concetti che il sito tiene in equilibrio, e il logotipo lo comunica al volo senza bisogno di spiegazioni. Il resto del testo è nero, per evitare che riducendolo diventi una macchia illeggibile.
Per lo sfondo non ho usato il classico bianco ottico, ma un color carta (#F7F2EB), abbinato a un testo marrone scuro. Il bianco puro, se accostato alla foto di un dolce, tende a ingrigire e raffreddare l'atmosfera. L'effetto carta, invece, scalda le immagini in modo naturale, senza che io debba applicare filtri alle foto.
Per i titoli sono andato sul Cormorant Garamond, un carattere con le grazie che profuma di libri antichi; per i testi, i menu e le schede ho preferito il DM Sans, pulito e leggibile a colpo d'occhio mentre stai pesando la farina. Il color mattone (#9E3D28) evidenzia le etichette delle categorie, i link e i bottoni; l'arancione del brand (#CC5A0E) fa una sola, rapida comparsa nel menu da mobile.

La scheda della ricetta
Una pagina dedicata a una ricetta è uno strumento di lavoro, lo apri quando hai le mani impastate e le informazioni utili sono sempre quelle: porzioni, minuti di preparazione, ore di frigo, utensili, ingredienti, e il procedimento esatto.
Questi dati non sono buttati a caso in un paragrafo: sono campi strutturati. Michele li compila dal gestionale, e il risultato è che l'impaginazione rimane perfetta e coerente dalla ricetta numero 1 alla numero 47. C'è pure il tasto "Stampa", perfetto per chi preferisce tenere il telefono lontano dai fornelli.
L'archivio è diviso sia per momento della giornata (colazione, merenda, dolci) sia per regime alimentare (senza glutine, vegetariano, vegano), e i filtri si possono incrociare tra loro. Perché è esattamente così che ragioniamo quando abbiamo fame: prima pensiamo a quando vogliamo mangiare, poi a cosa possiamo mangiare.


Come si fa trovare una ricetta
Chi digita «budino al caffè senza glutine» su Google, molto probabilmente non sa chi sia Michele: sta solo cercando il budino. Perché quella specifica pagina appaia nei risultati di ricerca con tanto di foto, minutaggio e porzioni, il sito deve dichiarare ufficialmente ai motori di ricerca che quella è una ricetta e non un semplice articolo di blog.
A farlo ci pensa un blocco di codice invisibile che prende i campi compilati da Michele e li "traduce" per Google, indicandogli qual è il tempo di cottura e qual è l'immagine del piatto finito. Fa tutto il plugin in automatico. Michele non ha nemmeno bisogno di sapere che esista, ed è l'esatto motivo per cui ho scelto questa soluzione.
Le chiavi ce le ha lui
Questa è la decisione su cui si basa tutto il progetto. Michele pubblica due o tre ricette a settimana: se per ogni caricamento avesse dovuto chiedere a me, il sito sarebbe diventato un collo di bottiglia e sarebbe morto in un paio di mesi. E la colpa sarebbe stata mia.
Ecco perché il sito gira su WordPress e non è scritto a mano riga per riga. La prima ricetta l'ho impaginata io ed è uscita bene, ovvio. Ma il vero banco di prova è stata la quarantesima, caricata interamente da lui senza che io dovessi controllare nulla. Da marzo 2026, Michele è al 100% padrone di casa.

Le foto sono sue
Le foto e i video li realizza Michele, e l'interfaccia fa semplicemente un passo indietro per lasciarli brillare. Il video in home page lo mostra all'opera nella sua cucina: se avessimo scelto una produzione in studio pettinata, la pagina sarebbe risultata più "pulita", ma infinitamente meno genuina.
Per questo, nella home il video occupa tutto lo spazio verticale e ospita pochissime parole: «mi alleno e mangio dolci» da una parte, «ricette senza sensi di colpa» dall'altra. Nient'altro.

La lezioneUn sito consegnato è finito solo se il cliente non può più "romperlo". O, meglio ancora: questo l'ho consegnato apposta perché potesse andare avanti benissimo senza di me.
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